Il risotto gira il mondo a teatro

Amedeo Fago e Fabrizio Beggiato

«Era l’epoca, gli anni Settanta — racconta Beggiato — in cui si metteva in gioco il proprio privato, il periodo della critica al ‘68. Proposi ad Amedeo, che era stato mio compagno di scuola al liceo Tasso, di fare una performance in cui si cucinava in scena, nel Teatro Politecnico da lui fondato a Roma. Un risotto, piatto tipicamente nordico, ma che si poteva cucinare in un’infinità di modi tanto da diventare un piatto universale. Lui la scrisse, cominciammo quasi per scherzo. E invece…».

Invece dal 68 si è arrivati ai giorni nostri, a oggi, mercoledì 28 febbraio in Triennale a Milano, la performance teatrale di Amedeo Fago e Fabrizio Beggiato viene presentata in tutto il suo splendore.

Un teatro della verità, in cui l’uomo si scopre tra i fornelli a fare un risotto, piatto unico, irripetibile. Cucinando, il racconto si fa personale e privato nel raccontare le vicessitudini dei protagonisti tra amarezza e ironia.

Fago racconta di quegli anni così «Benigni era all’Alberichino con il suo “Cioni Mario” e veniva a vederci, Memè Perlini alla Piramide, c’era Sepe, c’era Leo De Berardinis, e io ero al Teatro Politecnico. Una stagione d’oro per il teatro italiano, una fucina di sperimentazione: in quel clima è nato lo spettacolo. Sul Corriere, Enzo Siciliano scrisse: “Fago e Beggiato, con il loro teatro- verità, danno un esempio di felicissima, persuasiva creatività”. Il nostro “Risotto” fu un elemento abbastanza di rottura rispetto alla cultura militante dell’epoca»

Mi dispiace non poter partecipare. Magari qualcuno ci potrà lasciare il suo parere…

Tratto da il Corriere della Sera


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