Riso Amaro

Appassionante e complesso melodramma a sfondo sociale, dove la campagna vercellese è lo scenario di lotte personali e sociali. Spettacolo e tradizione sono fusi “ad arte” nella pellicola, che non ha nulla da invidiare ai prodotti cinematografici americani del tempo.
Nominato all’Oscar nel 1951, per il Miglior soggetto, è dedicato alla semplicità delle mondine che con il loro sacrifici e le loro lotte raccontano temi come il duro lavoro, la lealtà, e l’amore per la terra.
“Riso amaro” è un film di ribellione in cui le mondine, ricurve per tante ore nell’acqua, difendono i loro diritti di lavoratrici. Il film è condito con alcuni colpi di scena che tengono viva l’attenzione dello spettatore.
Temi
Il film propone il ritratto storico di una civiltà contadina che si evolve, mostrando il passaggio a una primitiva civiltà di massa. Il desiderio effimero di possesso di beni e di liquidi sono il motore conduttore di questo processo di massificazione.
Trama
Francesca, giovane cameriera d’albergo, istigata dal suo amante, Walter, criminale senza scrupoli, ruba la collana di un cliente. Fuggono entrambi e Francesca si mescola alle mondine, che partono in treno. La situazione però è destinata a precipitare. Nel dormitorio delle mondine, Francesca viene derubata della collana per mano di una compagna, Silvana. Sul luogo del lavoro giunge Walter, il quale avendo appreso che Silvana è in possesso della collana, la coinvolge nei suoi loschi affari. Silvana diviene amante di Walter, mentre un tenente in licenza fa la corte a Francesca, ormai pentita del male fatto fino ad allora. Walter, avendo scoperto che la collana derubata è falsa, decide di rifarsi tentando di rubare il riso accumulato nei magazzini come premio finale per le mondine. Mentre le ragazze festeggiano la fine della stagione di lavoro, Walter convince Silvana ad allagare le risaie per distrarre l’attenzione dei festanti. Ma ha fatto i conti senza Francesca e il tenente, che essendosi accorti di tutto, colgono i ladri sul fatto. Nella sparatoria che segue Walter viene ucciso. Silvana, disperata, s’uccide.
Luoghi e ambienti
Il film è ambientato nella pianura vercellese e lungo le rive del Po.
Personaggi
Protagonisti sono Silvana Mangano, nel ruolo di Silvana Melega; Vittorio Gassman nel ruolo di Walter Granata, uomo senza scrupoli. Nel cast troviamo Doris Dolwling nel ruolo di Francesca e Raf Vallone nel roulo del tenente Marco.



Forme e procedimenti narrativi
Sia gli interni che gli esterni sono girati nelle risaie vercellesi. Tra le inquadrature prevalgono i primi piani (per lo più volti a sottolineare i momenti di riflessione dei personaggi). Sebbene fabula e intreccio nel complesso coincidano, sono presenti ellissi, per accelerare il ritmo della storia, e rallentamenti in preparazione delle svolte narrative.
Il cinema come fonte storica
Riso amaro è un’interessante fonte storica per capire il periodo precedente il “miracolo economico”.
La grande fatica fisica domina le giornate dei lavoratori, per lo più impiegati stagionalmente nei lavori agricoli, mentre una grande porzione della popolazione è disoccupata. I comportamenti sono codificati dalla tradizione, ma cominciano a risentire del mito americano, che in quegli anni si stava diffondendo influenzando comportamenti, linguaggi, ed abbigliamenti come si vede nella figura di Walter. Nonostante tutto ciò, tra gli interessi prioritari c’è sempre la famiglia e il suo mantenimento. I salari, per lo più stabili, non permettono un trend di vita soddisfacentemente alto, tale da consentire la fruizione dei servizi terziari, riservati ad una stretta élite. Il livello culturale generale è basso, la cultura è ridotta alle pillole di saggezza popolare (ad es.”le armi rovinano l’arte”) e proverbi tradizionali costituiscono il bagaglio dei protagonisti.
Sul piano della morale sociale si registra un grande senso di solidarietà tra le mondine; scoppiano proprio a tal riguardo sommosse a difesa del lavoro e dei propri diritti, in quanto la Camera del lavoro e le figure di protezione a percentuale non bastano ad assicurare la tutela necessaria.
Il titolo del film offre dunque un’indicazione precisa dello spirito che ha portato alla sua realizzazione. De Santis ha voluto raccontare “le parole” del lavoro nei campi, lavoro duro fatto di fatica e sacrificio, ma anche di lealtà e amore per le tradizioni. I canti delle mondine rappresentano la lotta per la conquista delle otto ore, un modo di comunicare, un mezzo per alleviare la fatica. Forme di diffusione culturale come il grammofono, “ La Stampa” e riviste come “Grand Hotel”, o le trasmissioni radiofoniche di Radio Torino, favoriscono l’unificazione linguistica, ricca di sfumature dialettali piemontesi e venete; alimentano inoltre il fervente desiderio di una nuova vita oltre i confini nazionali; anche se molti si accontentano di unirsi alle “carovane” di lavoratori stagionali da una regione all’altra, attraverso mezzi di trasporto meccanici (treni, camion, carri armati).
Gli interessi della famiglia sono ancora primari. Le donne portano al lavoro con sé i bambini, vivendo in anguste camerate militari ormai abbandonate; queste sono inoltre espressione del consumismo moderno: indossano indumenti lavorati con materie sintetiche (es.: i collant), si trastullano con strumenti di svago come il grammofono, inseguono più dell’altro sesso il sogno di una vita migliore, in molti casi accanto a uomini dal fascino continentale (es. l’amore di Francesca per il fascinoso Walter ). I bassi salari costringono all’uso dei beni fino al loro logoramento, ma ciò non impedisce, in alcuni casi eccezionali per il loro verificarsi, il consumo di beni superflui come “gomme americane” e sigarette; raramente si frequentano sale da ballo, durante la stagione lavorativa, come veniamo a sapere dal sergente Marco; al contrario numerosi sono coloro che preferiscono le tradizionali feste di paese.
Questo è un film che ricapitola la cultura e la storia dei lavoratori che lottano per la conquista dei diritti sindacali. Dedicato alle mondine vercellesi, che rappresentano per la loro semplicità e i loro sacrificio un esempio di coraggio e di caparbietà, che nelle nostre società moderne è andato in molti casi sfumando sempre di più.



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