Il riso come soluzione concreta alla fame nel mondo
Come si legge in questo art
icolo di Ecologia, il riso, al primo posto delle colture consumate dall’intera umanità ogni anno, potrebbe risolvere la fame nel mondo. Ma sarà proprio vero?
L’aver individuato i geni che riescono a raddoppiare la produzione di riso che conseguenze comporta?
Alcuni sostengono che chi muore di fame potrebbe saziarsi. Ai posteri l’ardua sentenza, a voi l’opinione: che cosa ne pensate?
A noi di Aromidiriso l’argomento sembra d’importanza estrema, tuttavia restiamo ancora perplessi sull’OGM.
Da una parte pensiamo che evitare la perdita di vite umane per fame o malnutrizione oggi nel 2011 renda legittimo l’utilizzo di qualsiasi metodo di coltura, dall’altra siamo preoccupati per le conseguenze che ad oggi non sono state indagate.
Le nuove piante di riso, infatti, sviluppando radici molto più profonde di quelle “tradizionali”, potrebbero, nel tempo, rendere “esausti” i loro stessi terreni di coltura. Questi terreni, senza un lungo periodo di riposo, non solo non produrrebbero più riso OGM, ma neppure riso normale.
La fame però non concederà “periodi di riposo” perciò, nell’attesa di questi cicli necessari per far riprendere la natura da qualche cosa che “non è programmata per fare”, il problema fame nel mondo sarebbe forse addirittura acuito.
Ci troveremmo di fronte a delle vere e proprie “Ere” che si alternerebbero senza sosta: l’Era dell’Abbondanza con derrate alimentari OGM, stra-nutrienti e pompate e l’Era della Carestia con i suoli solcati dall’arsura, talmente impoveriti da non produrre un solo chicco di riso.
Siamo esagerati? Siamo visionari allarmisti? Solo il tempo potrà dimostrarlo, ma intanto parliamone, ragioniamoci!
Un riso due volte più produttivo sconfiggerà la fame nel mondo
Uno dei temi più caldi che stimola l’ingegno di scienziati e cervelli di tutto il mondo è l’individuazione di soluzioni concrete e valide all’annoso problema della fame nel mondo. Migliaia di persone, soprattutto donne e bambini, muoiono ogni giorno nelle aree sottosviluppate della Terra per malattie legate alla malnutrizione, o peggio, si spengono letteralmente di fame e di stenti.
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Alberta ha trovato il modo di raddoppiare la produzione dalle colture di riso, in alcuni dei Paesi pià poveri del mondo, facilitando in tal modo l’approvvigionamento alimentare delle popolazioni in difficoltà.
Girolamo Bernier, un dottorando del Department of Agricultural, Food and Nutritional Science ha identificato un gruppo di geni del riso che consentono un rendimento fino al 100 per cento in più anche in gravi condizioni di siccità.E’ la prima volta in assoluto che questo gruppo di geni del riso viene individuato e la scoperta segna una svolta nella ricerca sul potenziamento dei raccolti agricoli, dal momento che potrebbe risolvere i problemi che affliggono gli agricoltori di Paesi come l’India e la Thailandia, spesso costretti a fronteggiare lunghi periodi di siccità. Inoltre, questa scoperta risulta di fondamentale importanza proprio perchè il riso è al primo posto delle colture consumate dall’intera umanità ogni anno.
I risultati dello studio sono stati pubblicati di recente sulla rivista di scienze vegetali Euphytica. La ricerca di Bernier ha avuto inizio quattro anni fa e si è focalizzata sul riso che cresce sugli altopiani che, a differenza della maggior parte delle colture di riso, si sviluppa in campi asciutti, non allagati.
Se la siccità colpisce, il raccolto può addirittura essere azzerrato completamente – ha detto Bernier – che ha condotto la sua ricerca presso l’International Rice Research Institute, nelle Filippine, in collaborazione con gli scienziati del posto e con esperti provenienti dall’India.
Lo studioso ha iniziato con 126 marcatori genetici e ridotto la sua ricerca a un gruppo di geni, finchè non ha ottenuto i risultati desiderati. In molte gravi condizioni di siccità, il riso con i nuovi ceppi genetici ha prodotto il doppio rispetto alle normali piante non modificate. I nuovi geni stimolano infatti le piante di riso a sviluppare radici più profonde, che consentono di accedere a una quantità maggiore di acqua immagazzinata nel sottosuolo.
Per la sussistenza degli agricoltori che si basano sulla coltivazione per alimentare le loro famiglie, questo rendimento extra può fare decisamente la differenza.
Meno perdita di raccolto a causa della siccità significa anche un aumento della fornitura di riso a livello globale.
Paola PagliaroRich Text AreaToolbarBold (Ctrl + B)Italic (Ctrl + I)Strikethrough (Alt + Shift + D)Unordered list (Alt + Shift + U)Ordered list (Alt + Shift + O)Blockquote (Alt + Shift + Q)Align Left (Alt + Shift + L)Align Center (Alt + Shift + C)Align Right (Alt + Shift + R)Insert/edit link (Alt + Shift + A)Unlink (Alt + Shift + S)Insert More Tag (Alt + Shift + T)Toggle spellchecker (Alt + Shift + N)▼
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Come si legge in questo articolo di Ecologia, il riso, al primo posto delle colture consumate dall’intera umanità ogni anno, potrebbe risolvere la fame nel mondo. Ma sarà proprio vero?
L’aver individuato i geni che riescono a raddoppiare la produzione di riso che conseguenze comporta?
Alcuni sostengono che chi muore di fame potrebbe saziarsi. Ai posteri l’ardua sentenza, a voi l’opinione: che cosa ne pensate?
A noi di Aromidiriso l’argomento sembra d’importanza estrema, tuttavia restiamo ancora perplessi sull’OGM.
Da una parte pensiamo che evitare la perdita di vite umane per fame o malnutrizione oggi nel 2011 renda legittimo l’utilizzo di qualsiasi metodo di coltura, dall’altra siamo preoccupati per le conseguenze che ad oggi non sono state indagate.
Le nuove piante di riso, infatti, sviluppando radici molto più profonde di quelle “tradizionali”, potrebbero, nel tempo, rendere “esausti” i loro stessi terreni di coltura. Questi terreni, senza un lungo periodo di riposo, non solo non produrrebbero più riso OGM, ma neppure riso normale.
La fame però non concederà “periodi di riposo” perciò, nell’attesa di questi cicli necessari per far riprendere la natura da qualche cosa che “non è programmata per fare”, il problema fame nel mondo sarebbe forse addirittura acuito.
Ci troveremmo di fronte a delle vere e proprie “Ere” che si alternerebbero senza sosta: l’Era dell’Abbondanza con derrate alimentari OGM, stra-nutrienti e pompate e l’Era della Carestia con i suoli solcati dall’arsura, talmente impoveriti da non produrre un solo chicco di riso.
Siamo esagerati? Siamo visionari allarmisti? Solo il tempo potrà dimostrarlo, ma intanto parliamone, ragioniamoci!
Un riso due volte più produttivo sconfiggerà la fame nel mondo
Uno dei temi più caldi che stimola l’ingegno di scienziati e cervelli di tutto il mondo è l’individuazione di soluzioni concrete e valide all’annoso problema della fame nel mondo. Migliaia di persone, soprattutto donne e bambini, muoiono ogni giorno nelle aree sottosviluppate della Terra per malattie legate alla malnutrizione, o peggio, si spengono letteralmente di fame e di stenti.
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Alberta ha trovato il modo di raddoppiare la produzione dalle colture di riso, in alcuni dei Paesi pià poveri del mondo, facilitando in tal modo l’approvvigionamento alimentare delle popolazioni in difficoltà.
Girolamo Bernier, un dottorando del Department of Agricultural, Food and Nutritional Science ha identificato un gruppo di geni del riso che consentono un rendimento fino al 100 per cento in più anche in gravi condizioni di siccità.E’ la prima volta in assoluto che questo gruppo di geni del riso viene individuato e la scoperta segna una svolta nella ricerca sul potenziamento dei raccolti agricoli, dal momento che potrebbe risolvere i problemi che affliggono gli agricoltori di Paesi come l’India e la Thailandia, spesso costretti a fronteggiare lunghi periodi di siccità. Inoltre, questa scoperta risulta di fondamentale importanza proprio perchè il riso è al primo posto delle colture consumate dall’intera umanità ogni anno.
I risultati dello studio sono stati pubblicati di recente sulla rivista di scienze vegetali Euphytica. La ricerca di Bernier ha avuto inizio quattro anni fa e si è focalizzata sul riso che cresce sugli altopiani che, a differenza della maggior parte delle colture di riso, si sviluppa in campi asciutti, non allagati.
Se la siccità colpisce, il raccolto può addirittura essere azzerrato completamente – ha detto Bernier – che ha condotto la sua ricerca presso l’International Rice Research Institute, nelle Filippine, in collaborazione con gli scienziati del posto e con esperti provenienti dall’India.
Lo studioso ha iniziato con 126 marcatori genetici e ridotto la sua ricerca a un gruppo di geni, finchè non ha ottenuto i risultati desiderati. In molte gravi condizioni di siccità, il riso con i nuovi ceppi genetici ha prodotto il doppio rispetto alle normali piante non modificate. I nuovi geni stimolano infatti le piante di riso a sviluppare radici più profonde, che consentono di accedere a una quantità maggiore di acqua immagazzinata nel sottosuolo.
Per la sussistenza degli agricoltori che si basano sulla coltivazione per alimentare le loro famiglie, questo rendimento extra può fare decisamente la differenza.
Meno perdita di raccolto a causa della siccità significa anche un aumento della fornitura di riso a livello globale.
Paola Pagliaro
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